Recupero dati “ENEA”

Relazione tecnica

Abbiamo ricevuto da ENEA (Casaccia) il compito di tentare il recupero dati su una serie di nastri magnetici apparentemente registrati negli anni 80. (Da quanto desunto, sembra trattarsi di misure di vibrazioni su monumenti storici). Accettando la sfida, abbiamo ricevuto un pacco contenente 10 nastri magnetici a standard 9 tracce.

I nastri si presentano integri, chiusi, dotati di anello di abilitazione scrittura; la scatola di cartone e’ impolverata, all’interno sono presenti calcinacci e frammenti di polistirolo.

I nastri magnetici sembrano impolverati ma integri. Le etichette sembrano aver subito l’attacco di parassiti del tipo Lepisma Saccharina. Alcuni nastri sembrano essere contaminati da muffe, il che fa presumere un elevato tasso di umidita’ nel luogo di conservazione originario.

La prima fase del recupero e’ stata l’acclimatamento dei nastri, avvenuto per almeno 30 giorni in contenitore chiuso a temperatura costante con assorbitori di umidita’ al silicone. Nel frattempo, preso nota delle marche e modelli di ogni singolo nastro, abbiamo cercato nel nostro archivio una serie di nastri dello stesso tipo ed eta’, su cui sperimentare in sicurezza alcune tecniche di recupero.

Dopo 30 giorni di acclimatamento, ogni nastro e’ stato pulito esternamente.

In base ai test effettuati sui nastri magnetici dello stesso modello e dello stesso periodo storico, in nostro possesso, rileviamo che questi purtroppo soffrono della cosidetta “sticky shed syndhrome”, una degradazione del collante che lega l’ossido di ferro al supporto di polietilene. Il composto chimico che garantiva tale adesione ha assorbito umidita’ e per idrolisi il composto si e’ degradato, perdendo le naturali caratteristiche di scorrevolezza (autolubrificazione) tipiche delle materie plastiche, diventando piuttosto appiccicoso.

Questo problema rende impossibile la lettura del nastro poiche’ ad ogni passaggio viene staccato del materiale magnetico dal nastro, che va ad appiccicarsi sulla testina e sugli organi di movimento del lettore di nastri, il quale alla fine si inceppa definitivamente.

Maggiori dettagli su questa problematica possono essere trovati qui:

http://richardhess.com/notes/2007/03/21/soft-binder-syndrome-and-sticky-shed-syndrome/

Seguendo una procedura tarata e testata su nastri dello stesso modello (MEMOREX MRX-V) ed epoca storica, in nostro possesso, abbiamo effettuato per ogni nastro un ciclo di “cottura”, con durata e temperature prestabilite, utilizzando uno speciale forno ventilato e controllato, in modo da estrarre l’umidita’ residua e rendere temporaneamente stabile la superfice del nastro magnetico in modo che sia possibile leggerlo.

Inoltre, l’utilizzo di speciali prodotti chimici hanno garantito una migliore scorrevolezza del nastro magnetico nel nostro lettore dati, connesso a sistema GNU/Linux e pilotato da apposito software di recupero dati.

Il risultato di questa lavorazione ha dato esito positivo per ogni nastro, recuperando il 100% dei dati.

Sul nastro numero 4 abbiamo constatato, nella zone priva di dati (zona che non e’ mai stata “svolta”) un problema di delaminazione del materiale magnetico, che si evince dalla foto allegata. Siamo stati fortunati a non aver subito questo tipo di problema sulle zone contenenti dati, poiche’ avrebbe sicuramente significato la perdita di informazioni dal supporto.

La lettura dei dati e’ stata effettuata in modalita’ RAW fino alla fine fisica del nastro, in modo da essere certi di avere letto qualsiasi dato eventualmente presente (compresi dati in coda nastro, cancellati o altro), indipendentemente dalla quantita’ di file contenuti nel nastro stesso o da una eventuale formattazione in record.

I dati sono salvati in formato raw con l’estensione .tpr; dato che il formato di codifica e’ EBCDIC (sistemi IBM 360?) abbiamo anche effettuato una conversione in formato ASCII che si trova nel file con l’estensione .asc, rendendo i dati immediatamente leggibili.

La numerazione progressiva dei nastri secondo la nostra sequenza di lettura e’ stata da noi segnata a matita sull’etichetta originale.

I dati estratti sembrano essere sequenze di valori numerici intervallati da spazi.

Finito il lavoro abbiamo provveduto a restituire i nastri ad ENEA.

 

MusIF / MIAI staff,
Museo dell’Informatica Funzionante
Palazzolo Acreide, 02/11/2015

Bibliografia:

http://bitsavers.informatik.uni-stuttgart.de/pdf/ibm/magtape/papers/Polleys_Why_Tapes_Stick_A_Rationale_1974.pdf

http://richardhess.com/notes/formats/magnetic-media/magnetic-tapes/analog-audio/degrading-tapes/

asbesto

Founder of this Museum ;)

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